World Press Photo 2015

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Da pochi giorni sono stati annunciati i vincitori del World Press Photo 2015 e come sempre gli esperti e i media si concentrano sulle polemiche che sembrano sia sempre dovute sulla scelta del vincitore.

Fino a tre anni fa si discuteva dell’eccessiva celebrazione della sofferenza, opinione anche condivisibile per molti aspetti. Ora invece si discute dell’eccessiva banalità di alcune foto, come se scattare mentre non si è in pericolo di vita possa rendere uno scatto banale.

Negli ultimi giorni infuriano tra i blog e autorevoli testate, commenti sull’eccessiva manipolazione delle foto presentate che ha portato a squalificare il 20% delle foto finaliste. Si riapre così anche l’annoso discorso sulla post-produzione fotografica che mina la veridicità stessa dello scatto.

In tutto questo fiume di autorevoli parole mi trovo perplesso su come l’attenzione di questo prestigioso riconoscimento non sia più sulle splendide fotografie finaliste, ma solo sullo tsunami di inchiostro che deve essere riversato su di noi per i mesi a venire.

Come saputa la notizia dell’assegnazione dei premi, mi sono precipitato sul sito ufficiale del World Press Photo e ho iniziato a scorrere le varie gallerie e ammirare l’ottimo lavoro di tanti bravissimi fotografi. E’ stato il mio primo pensiero, attendendo l’uscita del libro che le conterrà tutte. Eppure mi rendo conto che da giorni si discute solo della notizia della squalifica numericamente rilevante per eccessiva manipolazione. Avrei preferito vedere degli approfondimenti sul 10 fotografi italiani che sono stati premiati. Delle gallerie sul lavoro di tanti professionisti che hanno presentato dei lavori pazzeschi. Ho ancora negli occhi la foto dell’addestratore di circo cinese che “minaccia” una scimmia nel corso dell’addestramento. E come questa molte altre hanno ancora un impatto fortissimo in me, come lo scatto del giovane Gianfranco Tripodo.

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Lo spirito di questo blog è quello di essere un diario di viaggio nel vasto mondo della cultura fotografica, per condividerne esperienze e scoperte. E seguendo questo spirito consiglio ai miei lettori di prestare attenzione solo alle magnifiche fotografie di questo concorso, poiché sono il prezioso lavoro di ottimi fotografi. Si può imparare sia da una foto di Bresson di 70 anni fa, che da una foto scattata da un ragazzo danese lo scorso anno.

http://www.worldpressphoto.org/

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